John Donne

John Donne è stato il più importante dei poeti metafisici inglesi e un ecclesiastico famoso per i suoi sermoni incantatori. La sua poesia è nota per l’ingegnosa fusione di arguzia e serietà e rappresenta uno spostamento dai modelli classici verso uno stile più personale. Donne nacque a Londra da un’importante famiglia cattolica romana, ma si convertì all’anglicanesimo negli anni 1590. All’età di 11 anni entrò all’Università di Oxford, dove studiò per tre anni. Secondo alcune testimonianze, trascorse i tre anni successivi all’Università di Cambridge, ma non si laureò in nessuna delle due università.

Nel 1592 iniziò a studiare legge a Lincoln’s Inn, a Londra, e sembrava destinato a una carriera legale o diplomatica. Nel 1596 Donne si unì alla spedizione navale che Robert Devereux, secondo conte di Essex, condusse contro Cadice, in Spagna. Al suo ritorno in Inghilterra, Donne fu nominato segretario privato di Sir Thomas Egerton, custode del Gran Sigillo, nel 1598. Il matrimonio segreto di Donne, nel 1601, con la nipote di Egerton, Anne More, gli causò il licenziamento da questa posizione e una breve detenzione. Il poeta, con un caratteristico gioco di parole, riassunse in seguito l’esperienza: “John Donne, Anne Donne, Undone”. Negli anni successivi Donne si guadagnò da vivere come avvocato, soprattutto come consulente di Thomas Morton, un pamphletista anti-cattolico romano. Donne potrebbe aver collaborato con Morton alla stesura di pamphlet che apparvero a nome di Morton dal 1604 al 1607.

Le principali realizzazioni letterarie di Donne in questo periodo furono i Divine Poems (1607) e l’opera in prosa Biathanatos (1608 circa, pubblicata postuma nel 1644), un’attenuazione semiseria dei suicidi, in cui sosteneva che il suicidio non è intrinsecamente peccaminoso. Nel 1608 avvenne una riconciliazione tra Donne e il suocero, e la moglie ricevette una dote tanto necessaria. La sua opera successiva, Pseudo-Martire (1610), è un trattato in prosa in cui sostiene che i cattolici romani inglesi possono prestare giuramento di fedeltà a Giacomo I, re d’Inghilterra, senza violare la loro fedeltà religiosa. Quest’opera gli valse il favore del re. Donne divenne sacerdote della Chiesa anglicana nel 1615 e fu nominato cappellano reale nello stesso anno.

Nel 1621 fu nominato decano della Cattedrale di St. Paul. Raggiunse l’eminenza come predicatore, pronunciando sermoni che sono considerati i più brillanti ed eloquenti del suo tempo. La poesia di Donne abbraccia un’ampia gamma di argomenti laici e religiosi. Scrisse versi cinici sull’incostanza (ad esempio, “Va’ e cogli una stella che cade e posso amare sia la bella che la bruna”); poesie sul vero amore, come “Il buon domani” e “Dolcissimo amore, non vado per stanchezza di te”; liriche neoplatoniche sull’unione mistica delle anime e dei corpi degli amanti, come “Aria e angeli” e “L’estasi”; satire brillanti; inni e sonetti sacri che descrivono le sue lotte spirituali, come Inno a Dio Padre, Battere il mio cuore, Dio a tre persone, e Io sono un piccolo mondo fatto con astuzia, in cui implora Dio di purificarlo dal peccato.

I sermoni, circa 160 in tutto, sono particolarmente memorabili per le loro spiegazioni fantasiose di passi biblici e per le loro intense esplorazioni dei temi dell’amore divino e della decadenza e resurrezione del corpo. Paradossi e problemi (1598 circa) è una raccolta di dimostrazioni giocose (ad esempio, “Una difesa dell’incostanza delle donne” e “Perché i puritani fanno lunghi sermoni”). In Ignatius His Conclave (1610 circa), che satireggia i gesuiti, Loyola viene espulso dall’inferno e gli viene ordinato di colonizzare la luna, dove farà meno danni.

Devotions upon Emergent Occasions (1624) è una potente serie di meditazioni, esortazioni e preghiere in cui la grave malattia di Donne diventa un microcosmo in cui si possono osservare le fasi della malattia spirituale del mondo. L’opera comprende la celebre riflessione sul significato di una lontana campana funebre: Nessun uomo è un’isola, intiera di se stessa; ¦ la morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché sono coinvolto in Mankinde; e quindi non mandare mai a sapere per chi suona la campana; essa suona per te. Donne era pienamente preparato alla propria morte. Dopo aver lasciato il letto di malattia per pronunciare il suo ultimo sermone, opportunamente intitolato “Il duello della morte”, tornò a casa per posare per il suo ritratto in un sudario funebre. Morì un mese dopo.

John Donne Poesie

Bibliografia selezionata delle poesie di John Donne:

Satire (1593) Canzoni e sonetti (1601) Poesie divine Poesie divine (1607) Psevdo-Martyr (1610) Ignatius his Conclaue (1611) An Anatomy of the World (1611) The Second Anniuersarie. Of The Progres of the Soule (1611) An Anatomie of the World (1612) Devotions Upon Emergent Occasions (1624) Deaths Dvell (1632) Ivvenilia (1633) Poems (1633) Sapientia Clamitans (1638) Wisdome crying out to Sinners (1639)