Johann Wolfgang von Goethe

Goethe descrive la sua infanzia felice e protetta nella sua autobiografia Dichtung und Wahrheit (1811-33). Nel 1765 si recò a Lipsia per studiare legge. Lì trascorse il suo tempo nelle consuete dissipazioni studentesche, che forse contribuirono a un’emorragia che richiese una lunga convalescenza a Francoforte. Le sue prime liriche, musicate, furono pubblicate nel 1769. Nel 1770-71 completò gli studi di legge a Strasburgo, dove la conoscenza di Herder lo riempì di entusiasmo per Shakespeare, per il passato medievale della Germania e per la canzone popolare tedesca. Le poesie liriche di Goethe per Friederike Brion, figlia del parroco della vicina Sesenheim, furono scritte in questo periodo come nuovi testi per le melodie dei canti popolari. Tra le influenze durature della giovinezza di Goethe vi furono J. J. Rousseau e Spinoza, che fecero appello al sentimento mistico e poetico di Goethe per la natura nei suoi aspetti mutevoli. È in questo periodo che Goethe iniziò lo studio degli animali e delle piante, durato tutta la vita, e le sue ricerche sulla morfologia biologica. 3Goethe attirò per la prima volta l’attenzione del pubblico con il dramma Götz von Berlichingen (1773) (vedi Berlichingen, Götz von), un puro prodotto dello Sturm und Drang. Ancora più importante fu il romanzo epistolare Die Leiden des jungen Werthers (1774, tr. I dolori del giovane Werther, 1957) che Goethe, sull’orlo del suicidio, scrisse dopo l’amore non corrisposto per Charlotte Buff. Il Werther gli diede immediata fama e fu ampiamente tradotto. Mentre la scrittura aveva aiutato Goethe a ritrovare la stabilità, l’effetto del romanzo sul pubblico fu opposto: incoraggiò una sensibilità morbosa.

Gli anni di Weimar

Nel 1775 Goethe fu invitato a visitare Carlo Augusto, duca di Saxe-Weimar, alla cui corte avrebbe trascorso il resto della sua vita. Per dieci anni Goethe fu ministro di Stato a Weimar. In seguito mantenne solo la direzione del teatro di Stato e delle istituzioni scientifiche.

Influenze italiane e francesi

Un viaggio in Italia (1786-88) accese il suo entusiasmo per l’ideale classico, come Goethe racconta nel suo racconto di viaggio Die italienische Reise (1816) e in Winckelmann und sein Jahrhundert [Winckelmann e il suo secolo] (1805). Sotto l’impatto classico furono scritti anche il dramma storico Egmont (1788), noto per le musiche di accompagnamento di Beethoven, le Römische Elegien (1788), il dramma psicologico Torquato Tasso (1789), l’epopea domestica Hermann und Dorothea (1797) e la versione finale e poetica (1787) del dramma Iphigenie auf Tauris. Nel 1792 Goethe accompagnò il duca Carlo Augusto come storico ufficiale nella campagna alleata contro la Francia rivoluzionaria. Apprezza i principi della Rivoluzione francese, ma non sopporta i metodi utilizzati. Riformatore nel suo piccolo Stato, Goethe desiderava che il cambiamento sociale avvenisse dall’alto. In seguito rifiutò di partecipare al fervore patriottico che investì la Germania durante le guerre napoleoniche.

Romanzi e poesia

Il suo romanzo Die Wahlverwandtschaften (1809, tr. Affinità elettive, 1963) è uno dei suoi romanzi più significativi, ma forse la sua opera più nota in questo genere è la serie Wilhelm Meister. Il romanzo Wilhelm Meisters Lehrjahre [L’apprendistato di Wilhelm Meister] (1796), divenne il prototipo del Bildungsroman tedesco, o romanzo di sviluppo del personaggio. Nel 1829 fu pubblicato l’ultimo capitolo di Wilhelm Meisters Wanderjahre [Gli anni di gavetta di Wilhelm Meister], una serie di episodi. 8La sua opera più duratura, anzi una delle vette della letteratura mondiale, è il poema drammatico Faust. La prima parte fu pubblicata nel 1808, la seconda poco dopo la morte di Goethe. Goethe rielabora la leggenda tradizionale del Faust e ne fa una delle più grandi creazioni poetiche e filosofiche del mondo. Il suo principale allontanamento dall’originale è senza dubbio la salvezza di Faust, il cercatore errante, nell’ultima scena mistica della seconda parte. Molte donne attraversarono la vita di Goethe, e Charlotte von Stein fu probabilmente la più intellettuale di esse. Sposò (1806) Christiane Vulpius (1765 – 1816), dalla quale ebbe un figlio. La proposta di matrimonio non andata a buon fine di Goethe (1822) alla giovane Ulrike von Levetzow ispirò le sue poesie Trilogie der Leidenschaft [trilogia della passione]. Il Westöstlicher Diwan (1819), una raccolta delle più belle liriche di Goethe, fu ispirato dalla sua giovane amica Marianne von Willemer, che nel ciclo figura come Suleika. Il Diwan rappresenta una nota nuova nella poesia tedesca, introducendo elementi orientali derivati dalla lettura del poeta persiano Hafiz da parte di Goethe.

Altre realizzazioni

Sempre più distaccato dalle partigianerie nazionali, politiche o anche letterarie, Goethe divenne sempre più la divinità dell’Olimpo, al cui santuario di Weimar accorreva tutta l’Europa. La varietà e l’ampiezza delle sue realizzazioni e attività furono monumentali. Goethe conosceva il francese, l’inglese, l’italiano, il latino, il greco e l’ebraico e tradusse opere di Diderot, Voltaire, Cellini, Byron e altri. Il suo approccio alla scienza era basato sull’esperienza sensuale e sull’intuizione poetica. È noto il suo ostinato attacco alla teoria della luce di Newton in Zur Farbenlehre (1810). Un corrispondente trattato sull’acustica rimase incompiuto. Musicista dilettante di successo, Goethe dirigeva ensemble strumentali e vocali e dirigeva spettacoli d’opera a Weimar. La sua ricerca di un compositore d’opera con cui collaborare fallì; anche se furono composti molti libretti di operette, nessuno raggiunse una fama duratura. Le squisite poesie liriche di Goethe, spesso ispirate a canzoni esistenti, sfidarono i compositori contemporanei a dare il meglio di sé nella musica, e canzoni come “Nur wer die Sehnsucht kennt” [solo il cuore solitario], “Kennst du das Land” [conosci la terra] e Erlkönig furono tra i testi di canzoni più spesso musicati. 12 L’obiettivo di Goethe era quello di fare della sua vita un esempio concreto dell’intera gamma del potenziale umano, e ci riuscì come pochi altri. L’amicizia con Friedrich von Schiller e la sua morte (1805) segnarono profondamente Goethe. È sepolto, insieme a Schiller, nella cripta ducale di Weimar. Le opinioni di Goethe sono riportate non solo nei suoi scritti, ma anche nelle conversazioni registrate dal suo segretario J. P. Eckermann e nell’ampia corrispondenza con il compositore Zelter e con Schiller, Byron, Carlyle, Manzoni e altri. Sarebbe difficile sopravvalutare l’influenza di Goethe sulla successiva storia della letteratura tedesca.

Bibliografia

La maggior parte dell’opera di Goethe è immensa; l’edizione completa più recente è la cosiddetta edizione di Weimar (133 volumi in 140, 1887-1919). La maggior parte delle sue opere è stata tradotta in inglese, in particolare da T. Carlyle. Le biografie includono quelle di G. H. Lewes (1855), J. Sime (1888), F. Gundolf (1916, in tedesco), J. G. Robertson (1927) e N. Boyle (Vol. I, 1991; Vol. II, 2000); si veda anche L. Lewisohn, ed., Goethe: The Story of a Man (1949). Tra gli studi più noti vi sono saggi di Carlyle, Emerson, C. Thomas, G. Santayana, A. Gide, A. Schweitzer e T. Mann. Si vedano gli studi di K. Viëtor, Goethe, the Thinker (tr. 1950); R. Peacock, Goethe’s Major Plays (1959, ristampa 1966); R. Gray, Goethe: A Critical Introduction (1967); E. C. Mason, Goethe’s Faust (1967); E. A. Blackall, Goethe and the Novel (1976); M. A. Carlson, Goethe and the Weimar Theater, (1978); e K. M. Wheeler (1984).